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Lampada ad arco
L’arco voltaico fu ottenuto la prima volta da Davy nel 1803. Mettendo a contatto due cilindri di carbone di storta P ed N mantenuti ad una differenza di potenziale compresa fra i 40 ed i 50 volt cc e successivamente staccandoli osserviamo dapprima delle scintille dovute all’aria che si ionizza e subito dopo scocca una scintilla intensa e luminosa detta arco voltaico.
L’aria però oppone sempre una notevole resistenza al passaggio di detta corrente la quale, in questo caso, è costituita da un flusso di elettroni che dal carbone negativo N sono lanciati con grande velocità verso il carbone positivo P.
Per effetto dell’urto l’energia cinetica degli elettroni si annulla trasformandosi in calore. Per questa ragione il carbone positivo si incava continuamente e nella cavità che esso forma, detta cratere, si raggiunge una temperatura di circa 4000 °C.
Se l’arco è alimentato in corrente alternata, poiché la corrente si inverte continuamente di senso, il cratere non si forma ed il logorio è uguale per entrambi i carboni.
Le lampade ad arco furono usate per l’illuminazione stradale fino ai primi decenni del XX secolo, oggi l’uso è limitato a scopi speciali: apparecchi da proiezione, dove si richiede una sorgente quasi puntiforme, e riflettori marittimi e militari.