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Fiamma manometrica
Per seguire le variazioni di pressione e di densità che si producono nell’aria per il passaggio delle onde sonore, si utilizzano le fiamme manometriche.
Una scatola metallica M di forma sferica è suddivisa internamente da una membrana elastica di gomma. Da un tubo laterale C penetra in essa una corrente di gas illuminante che esce da un secondo tubo K che termina in un piccolo orificio, sul quale il gas si accende formando una piccola fiamma luminosa F. La lunghezza di questa fiamma dipende dalla pressione con la quale il gas esce dall’orificio, ed è chiaro che qualunque variazione di pressione sulla parte opposta della membrana si manifesta con una variazione nell’altezza della fiamma medesima. E’ per questo che la scatola M, così costruita, prende il nome di capsula manometrica e la piccola fiamma di fiamma manometrica.
Se si colloca l’estremità del tubo A in vicinanza di una sorgente sonora è manifesto che la membrana sarà spinta verso l’interno o richiamata verso l’esterno secondo che ad essa giunga una condensazione o una rarefazione e la fiammella presenterà un allungamento o un accorciamento sincrono con le onde che vi arrivano e perciò sincrono con il moto della sorgente. Siccome per la persistenza delle immagini retiniche non sarebbe possibile vedere direttamente queste vibrazioni molto rapide, si esamina la fiamma in uno specchio rotante.
Quando alla membrana giunge un suono la fiamma cessa di presentarsi nello specchio girante come un nastro luminoso continuo, ma si presenta frastagliata in forma di denti ed il numero dei denti è tanto maggiore quanto maggiore è la frequenza del suono.
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