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Banco di Chladni
Lo strumento è costituito da una serie di supporti a colonna su cui vengono fissate orizzontalmente delle lastre di ottone di varie forme: triangolare, quadrata, circolare, ellittica, ecc.
Il processo seguito da Chladni è il seguente: si distribuisce sulle facce superiori delle lastre un poco di sabbia e si fa vibrare la lamina applicando sul bordo un archetto da violino. Le lastre in vibrazione presentano delle linee nodali che variano di numero e di posizione a seconda della forma e dell’elasticità delle lastre. Nel punto fisso si forma naturalmente una regione nodale e dove si applica l’archetto una regione ventrale. La sabbia si raccoglie lungo le linee nodali evidenziandole.
Le figure che si ottengono sono note come figure di Chladni, ed egli formulò le seguenti leggi per la vibrazione delle lastre:

  • Ad una determinata figura corrisponde sempre la medesima nota, mentre ad una medesima nota possono corrispondere diverse figure.
  • Se due lastre della stessa forma e della stessa sostanza possiedono uguali spessori, ma superfici differenti e vibrano in modo da presentare la stessa figura, rendono delle note i cui numeri di vibrazione stanno fra loro in ragione inversa alle loro superfici.
  • Se due lastre della stessa forma e della stessa sostanza possiedono eguale superficie, ma differenti spessori e vibrano presentando la stessa figura, rendono delle note i cui numeri di vibrazione sono in ragione diretta degli spessori.
  • Se, a parità di tutte le altre condizioni, due lastre sono tutte di diverse sostanze, le note che rendono sono tali che i loro numeri di vibrazioni stanno tra di loro in ragione diretta della radice quadrata dei rispettivi moduli di elasticità e in ragione inversa della radice quadrata dei loro pesi specifici.

Il fenomeno delle linee nodali delle lamine vibranti fu fatto conoscere per la prima volta da Ernst Florens Friedrich Cladni (1756-1827) giurista tedesco e studioso dei fenomeni acustici.