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Dinamometro
Come unità statica di forza si sceglie il kilogrammo peso (Kgp), cioè il peso nel vuoto, a livello del mare e a 45° di latitudine, del prototipo internazionale di platino-iridio conservato negli archivi di Sevres.
Per la misura delle forze si usa il dinamometro che consiste in una molla d’acciaio che si deforma più o meno sotto l’azione di forze più o meno intense, e le cui deformazioni vengono segnate per mezzo di un indice su una scala graduata. Diremo quindi che una forza è uguale ad un dato peso quando produce sul dinamometro, orientato secondo la direzione della forza, la stessa deformazione che produce il peso sul dinamometro disposto verticalmente.
Si costruiscono parecchi tipi di dinamometri, tutti quanti però sono poco sensibili e non sempre esatti perché col tempo le molle perdono la loro elasticità.
Si definisce elasticità la proprietà di un corpo di deformarsi sotto l’azione di forze esterne e di riprendere la forma e le dimensioni iniziali al cessare della sollecitazione. Esiste per ogni corpo un valore F della forza applicata al di sotto del quale la deformazione permanente è così piccola da poterla trascurare. Questo valore di F che varia da corpo a corpo è chiamato limite di elasticità. Al di sotto di tale limite vale la legge di Hooke: “La deformazione è proporzionale alla forza applicata”. Al cessare della sollecitazione il corpo riprende pertanto la forma e le dimensioni iniziali e si dice perfettamente elastico.
Il dinamometro si basa sulla legge di Hooke.