Chiudi

Questo sito utilizza solo cookie tecnici per garantire una migliore navigazione.
Leggi qui per maggiori dettagli.

UN PO' DI STORIA

Lavoro di Restauro conservativo e funzionale dell’Orologio Pubblico di Brera - Milano con automazione delle funzioni di carica dei pesi della macchina e del complesso della suoneria.

Anno di costruzione 1743-44
Si può rilevare l’anno di costruzione dell’Orologio di Brera dalle due campane, una di dimensioni medie e una un po’ più piccola. Esse sono state fuse da “Bartollomo Bozzo in Milano” (o Bartolomeo Bozzo), esperto fonditore di campane molto attivo a Milano e dintorni nella prima metà del XVIII secolo. La più piccola, che suona i “quarti”, porta la data 1743; la più grande, che suona le “ore”, porta la data 1744.
Si hanno notizie di varie campane “firmate” dal Bozzo, tuttora esistenti a Milano: una è nella Basilica di S. Ambrogio; una, fusa nel 1734 ed ora esposta al Museo del Castello Sforzesco, era stata collocata sulla Torre Bona dello stesso Castello; al Monastero di Morimondo ci sono due campane di sua produzione, e così a Villa Reale di Monza e potremmo continuare a lungo.Documenti che attestino con maggiore precisione l’anno della messa in opera dell’orologio di Brera non sono stati per ora trovati.
Il meccanismo originale, come vedremo in seguito, è stato sostituito, quindi si è persa ogni traccia che potesse permetterci di risalire alla data di costruzione precisa. L’Orologio fu installato per regolare l’entrata e l’uscita degli studenti del Collegio di Brera e le molteplici attività che si svolgevano all’interno dello stesso Palazzo. Dopo lo scioglimento dell’Ordine dei Gesuiti (21 luglio 1773) il Collegio divenne il Liceo di Brera, laico. Ad esso vennero accorpate le antiche scuole Palatine e il programma di studi fu consistentemente riformato in pochi mesi.

Con il nuovo programma di studi, vennero introdotte nuove materie a carattere scientifico e quindi l’insegnamento della fisica, che in quel tempo veniva chiamata “filosofia scientifica” e delle scienze naturali.
Nel 1805, per consentire l’istituzione della nuova grande Pinacoteca, il Liceo venne trasferito in via Fatebenefratelli, nell’attuale sede della Questura. Dopo l’Unità d’Italia prese il nome, che tuttora mantiene, da Giuseppe Parini.

L’orologio continuò a scandire il tempo con le sue campane: per i giovani studenti dell’Accademia delle Belle Arti, per gli studiosi della Biblioteca Braidense, per tutte le altre Istituzioni e per i visitatori del Palazzo che nel frattempo era stato denominato “delle Scienze e delle Arti”.

L’importanza storica dell’Orologio iniziò con la riforma della “Misura del tempo” decretata dal Regio Imperiale Consiglio di Governo della Lombardia Austriaca il 12 maggio 1786 con la quale si decideva di modificare il metodo di misura detto all’italiana, sostituendolo con il metodo ultramontano, ossia in conformità con i Paesi del Nord Europa.
La differenza non era di poco conto poiché si trattava di cambiare alcuni riferimenti radicati nelle abitudini della popolazione, fin da tempi molto remoti. Il principale riferimento sul quale si era incardinato fino a quel momento il giorno civile era caratterizzato dal fatto che il tramonto del Sole regolava tutti gli orologi sulle 23,30; mezz’ora dopo, alle 24,00 “sonava il vespro” quando ad Oriente le prime stelle cominciavano a brillare.
In quel momento iniziava il computo del tempo del giorno nuovo indipendentemente dalla differenza di durata dell’arco di luce diurna o di buio legato al variare delle stagioni. In questo modo i ritmi di vita, i tempi di lavoro e tutte le attività quotidiane dei nostri predecessori, scorrevano in sintonia con le variazioni naturali del giorno e della notte.
Il nuovo metodo, invece, prevedeva la divisione della giornata in due parti uguali di 12 ore ciascuna, da mezzogiorno quando il Sole transita sul Meridiano, sino alla mezzanotte e nuovamente sino al mezzogiorno successivo. Alla mezzanotte inizia il nuovo giorno e le ore sono indipendenti dalla luce del Sole. Era sempre il Sole a scandire i giorni dell’anno, ma in modo uniforme o con piccolissime differenze.

 

Ovviamente questo nuovo modo di misurare il tempo aveva creato nella popolazione un certo sconcerto e ci vollero alcuni anni prima che entrasse a regime, come si direbbe oggi. In alcune attività legate alla campagna, quali ad esempio le irrigazioni, furono necessarie alcune deroghe o compromessi per renderlo più facilmente accettabile.
Con lo stesso Decreto n° 171 del maggio 1786, i Regi Astronomi di Brera Angelo De Cesaris (1749-1832) e Francesco Reggio (1749-1804), venivano incaricati di preparare due tavole che evidenziassero la differenza delle ore tra il vecchio ed il nuovo metodo nel corso dell’anno e anche di realizzare una Meridiana nel Duomo di Milano per rendere evidente a tutti i cittadini “il mezzogiorno fisico”, cioè il momento del transito del Sole al Meridiano locale.

Inoltre dovevano farsi carico del buon funzionamento dell’Orologio di Brera, il quale avrebbe svolto un compito particolarmente importante poiché era stato scelto quale strumento di riferimento, sul quale si dovevano regolare gli altri tre orologi pubblici della città.

Questi erano: al Castello, al Palazzo “Arciducale” ora Palazzo Reale e al Palazzo del “Tribunale” (attuale Comando di Polizia Municipale) di Piazza Beccaria.


Gli Astronomi di Brera chiesero insistentemente una revisione molto approfondita del vecchio meccanismo dell’Orologio poiché era soggetto a frequenti avarie e la ottennero, dopo qualche anno, nel 1792. Furono chiamati gli orologiai Ambrogio Polenti e Luigi Sangiusti per presentare ciascuno il piano dettagliato “di una solida restaurazione” ed il relativo preventivo, ora conservati presso l’Archivio di Stato di Milano.

Tali preventivi vengono riportati integralmente, poiché costituiscono un importantissimo documento di storia della tecnologia nel campo dell’orologeria.

“A“ preventivo Sangiusti

Riparazioni necessarie da farsi all’Orologio di Brera:

Ripulirlo della feccia, e dell’arugine.

Fare di nuovo gli ordigni dello scappamento, che sarà a riposo, per renderlo più regolare.

Fare di nuovo il Pendolo, condottiere, e braccivolli. Rifare li denti della ruota serpa, e fare di nuovo il suo pignone, e braccivolo.

Rifare li curli della corda in maniera che consumino meno corda.

Aggiustare gli ordigni delle sfere.


Levare le consumature alli Pignoni e poli, ed ingranire di nuovo parte dè detti poli.


Aggiustare gli ordigni dé Martelli delle Ore e quarti.


Levarlo, e riporlo in opera.


Tutte le sopraddette fatture, e spese mi obbligo di farle lodevolmente per Lire Cento ottanta, dico £ 180.


Milano li 16. Agosto 1792.
Luigi Sangiusti Orologiaro

“B“ preventivo Polenti

“Nota delle fatture da farsi all’Orologio grande di Brera per ridurlo in forma soda, e lodevole, e che vada a dovere, cioè:

Da pulirsi dalla feccia, e dal rugine tutto l’Orologio, e levarli le consumature tanto alle ruote, quanto alli pignoni,

da pulirsi pure ed aggiustare le ruote con suoi ordigni situati distante dall’Orologgio che mandano le Sfere,

da rifarsi il Tornello al movimento dé quarti, d’aggiustarsi le molle al volante del movimento delle ore,

da ripassarsi la ruota serpe, e rifare il scappamento, da cambiarsi di nuovo la corda al movimento del tempo e le suddette fatture mi obbligo di farle per la somma di £ 170.


Obbligandomi altresì di garantire dett’Orologio per anni tre prossimi avvenire.

Milano 14 Agosto 1792.
Ambrogio Polenti Fabb.re d’Orologi

Naturalmente l’appalto venne assegnato all’orologiaio Antonio Polenti per gli evidenti vantaggi della sua offerta, anche se prevedeva la sostituzione di un numero inferiore di pezzi. Infatti questa differenza non era sfuggita alle Autorità preposte alla scelta, tanto da chiedere un maggiore approfondimento.
Polenti seppe dimostrare che il suo piano di lavoro avrebbe ugualmente permesso di raggiungere lo stesso risultato.
Dopo una tale revisione l’Orologio fece il suo onorato servizio fino al 1805, allorché la vecchia macchina, che doveva essere “caricata” due volte al giorno, cominciò a dare vistosi segni di stanchezza con frequenti avarie. In data 25 settembre 1807, il Direttore Generale della Pubblica Istruzione dell’allora Regno d’Italia scriveva una lettera ai Regi Astronomi di Brera invitandoli a dare un consiglio per una migliore conduzione dell’Orologio “la cui esattezza in addietro serviva di norma agli altri della città, e le cui anomalie ne’ decorsi due anni hanno accagionato molti reclami”.
Gli Astronomi rispondevano consigliando un nuovo “Governatore” nella persona di Bernardo Andreoli (portinaio di Brera) … uomo savio ed abbastanza sperimentato che soddisferà lodevolmente all’incarico che gli si commette …, e proponevano che per questo incarico, consistente nel caricare i pesi due volte al giorno, nell’ andare su alla specula a prendere l’ora, nel provvedere per “l’ojo e li stracci, gli si dovesse riconoscere un compenso di £ 20 al mese”.
In data 14 novembre 1808 il Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera scriveva al Direttore Generale della Pubblica Istruzione segnalando che l’Orologio era rotto e che Andreoli da un anno non riceveva alcun compenso per la sua conduzione. La risposta era stata veloce e molto concreta, data l’importanza dello strumento come servizio alla città.
Fu chiamato ancora Polenti per riparare l’avaria e venne provveduto a saldare quanto dovuto all’Andreoli. Ma la macchina dell’Orologio non era più adeguata per un compito così gravoso, ne si poteva sopperire alle carenze del meccanismo con interventi parziali.
Bisognerà però attendere fino al 17 luglio 1840 quando l’Ing. Luigi Voghera, responsabile dei servizi tecnici dei Palazzi dell’Erario, dopo aver dimostrato l’alto costo delle riparazioni e il basso livello del servizio, fece richiesta alla Direzione Generale delle Pubbliche Costruzioni per avere un nuovo meccanismo più affidabile e rendere più razionale l’impianto dello stesso.
Va detto, a puro titolo di memoria storica, che in Lombardia questo lungo lasso di tempo fu caratterizzato da notevoli sconvolgimenti politici e amministrativi che riteniamo a tutti noti.

Alla richiesta dell’Ing. Voghera venne allegato il preventivo di spesa che si articolava nelle seguenti cifre:
£. 2.450,00 per il nuovo meccanismo.
£. 183,54 si recuperano dal vecchio meccanismo (permuta o, termine attuale, rottamazione).
£. 675,06 per la “camera” in legno di protezione della macchina.
La spesa complessiva sarebbe ammontata a £ 2.941,52.
In data 16 luglio 1841 la Direzione Generale delle Pubbliche Costruzioni, rispose facendo sapere che nel corrente esercizio finanziario non erano previsti i fondi per tale spesa. Occorreva quindi ripresentare la domanda per il prossimo esercizio.
Finalmente in data 27 luglio 1843 la Direzione Generale delle Pubbliche Costruzioni rispondeva all’Ing. Voghera che la richiesta per la costruzione di una nuova macchina per l’Orologio era stata approvata, ed era stata stanziata la somma di £ 2.917,40.
Tale cifra si riparte nel seguente modo:
£. 2.200 per la nuova macchina,
£. 634 per la camera in legno
il resto viene compensato dall’alienazione della vecchia macchina.
Anche in questo caso furono chiamati due valenti orologiai di Milano, Antonio Longoni e Antonio Torri a presentare i rispettivi preventivi per la costruzione di una nuova macchina, con l’impegno che il vincitore della gara dovesse ritirare la vecchia, per la quale non siamo ancora riusciti a sapere il nome del costruttore e l’anno di costruzione.
Si è però accertato che la prima macchina era installata al piano terreno, dietro la fontana tra le due porte che attualmente costituiscono l’accesso all’Accademia.
Fu scelto Antonio Torri (1770-1844) importante costruttore di orologi di Milano, responsabile dell’appalto per la manutenzione degli undici orologi pubblici della città già dal 1833. Egli fece il progetto per la nuova macchina e il suo trasferimento nel sottotetto.
Questa scelta avrebbe consentito di ottenere i seguenti vantaggi: di avvicinare il movimento alle lancette e quindi accorciare notevolmente la trasmissione, di eliminare i numerosi rinvii con carrucole delle corde dei pesi e di accorciare le corde che comandano i batacchi delle campane.
Torri si aggiudicò l’appalto anche in considerazione degli ottimi risultati dell’Orologio costruito dallo stesso, per la Villa Reale di Monza, qualche anno prima, nel 1839.

 

Il 12 gennaio 1844 firmò il contratto con il quale s’impegnò a dare una garanzia di due anni per tutti gli eventuali guasti che avrebbero potuto verificarsi.
Evidentemente i lavori erano già ad uno stadio molto avanzato, se in data 30 novembre 1844 la signora Antonia Leonardi vedova del fu Antonio Torri chiedeva, alla Direzione Generale delle Pubbliche Costruzioni, il collaudo e quindi il pagamento di 3/4 della somma convenuta “essendo l’Orologio suddetto installato e felicemente funzionante”.
Fu chiamato Carlo Grindel, macchinista dell’Osservatorio Astronomico di Brera il quale, in data 17 gennaio 1845 rilasciava il certificato di collaudo con parere favorevole. Il 23 luglio 1846 nuovamente la vedova Torri chiedeva il collaudo finale per essere liquidata della residua somma di £ 561,61; tale somma era stata trattenuta per coprire le spese, in caso di eventuali guasti, prima della scadenza del biennio di garanzia.

Storia del restauro

Fase di studio che ha preceduto il restauro

Il presidente dell’A.R.A.S.S – Brera, Nello Paolucci, il 28 febbraio 1998 ha eseguito un primo sopralluogo all’Orologio per prendere visione dello stato di fatto nel suo complesso, delle condizioni di conservazione del meccanismo e di tutte le parti interessate.
Egli è stato coadiuvato in questa visita dal socio Giorgio Bozzi, meccanico e orologiaio di notevole esperienza.
La situazione appariva talmente compromessa da escludere qualsiasi possibilità che si potesse ridare all’Orologio la funzionalità, a meno che non si volessero intraprendere grosse opere, che di fatto avrebbero sconvolto il nuovo assetto logistico degli uffici della Soprintendenza, costruiti 25 anni prima. Ma questa ipotesi non appariva assolutamente proponibile, sia per i costi sia per il notevole disagio che avrebbe arrecato alle persone che negli uffici lavoravano

torrino_campane_prima_restauro_smallIl torrino delle campane dopo essere stato per molti anni abbandonato sulla sommità del tetto, privo di ogni tipo di manutenzione, venne calato nel cortile secondario nel 1987 e lasciato esposto alle intemperie quasi a favorire l’azione della ruggine per completare così la sua completa distruzione. Molte parti del torrino risultavano irrimediabilmente rovinate: il tettuccio, la "lanterna", elemento ornamentale che costituisce la base della sfera, la stessa sfera, alcuni profilati di ferro che sostenevano il tetto ed i sistemi basculanti per il movimento dei batacchi.
Un ulteriore importante fattore di difficoltà era determinato dal fatto che il lavoro di restauro, doveva essere eseguito all’interno di uffici funzionanti. Ciò voleva dire: niente rumori, niente polveri, niente fumi, niente odori, ne intralci di alcun genere.
Questa era la situazione che esposta in forma analitica si articolava nel seguente modo:
  • Le modifiche strutturali del vecchio impianto logistico intervenute nei primi anni 80”, per costruire i nuovi uffici della Soprintendenza, non avevano tenuto in alcun conto la possibilità di un eventuale ripristino della macchina dell’Orologio.
  • Lo spazio riservato al meccanismo era assolutamente insufficiente, la posizione stessa risultava casuale, priva di una qualsiasi logica che potesse favorire il collegamento con il quadrante.
  • Realizzare una trasmissione in quelle condizioni sembrava ad un primo esame pressoché impossibile, ne si potevano ignorare gli enormi problemi che si dovevano affrontare in sede di messa in funzione, per una trasmissione che si adattasse ad un percorso cosi tanto accidentato.
  • Il pozzo dei pesi era stato completamente eliminato.
  • Il costo economico avrebbe scoraggiato qualsiasi slancio entusiastico dettato dalle migliori intenzioni.

meccanismo_prima_restauro_smallTuttavia l’importanza storica dell’Orologio non permetteva di escludere a priori ogni possibile tentativo di recupero, se non dopo avere eseguito uno studio estremamente approfondito che scandagliasse in ogni direzione tutte le possibili soluzioni.
Da quel primo e lontano sopralluogo molti altri ne seguirono, nei mesi e negli anni successivi, in ciascuno dei quali un tassellino del mosaico si riusciva a collocare al posto giusto. Contemporaneamente numerose furono le ricerche storiche.
Dopo aver acquisito tutta la documentazione storica sull’argomento all’Archivio dell’Osservatorio Astronomico di Brera, vennero fatte molte ricerche presso l’Archivio di Stato di Milano, sia sotto la voce Studi parte antica e Studi p.m. Palazzo di Brera, Studi p.a. Liceo Parini e successivamente anche presso l’Archivio dell’Accademia delle Belle Arti di Brera, per completare l’acquisizione di tutto il materiale storico esistente nelle varie Istituzioni Pubbliche cittadine.

Nonostante tutto questo lavoro mancano ancora all’appello i documenti del periodo antecedente lo scioglimento dell’Ordine dei Gesuiti. In questo caso le difficoltà di ricerca sono notevoli poiché l’Archivio dei Gesuiti, dopo lo scioglimento dell’Ordine, é stato scorporato. Parte di esso é stato trasferito a Roma, parte é andato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano e una piccola parte di atti amministrativi all’Archivio di Stato di Milano.
Verso la fine di dicembre del 2000 Nello Paolucci chiese un colloquio con la Dott.ssa Luisa Arrigoni, allora facente funzione di Soprintendente, per sottoporle il progetto di restauro funzionale dell’Orologio. L’accoglienza fu molto incoraggiante, venne subito riconosciuto l’impegno e lo studio approfondito.
Rimaneva però da trovare il sostegno economico. Ad onor del vero dobbiamo dire che questa impresa non fu molto difficile, se posta a confronto con i difficilissimi problemi affrontati in precedenza per trovare quasi tutte le soluzioni necessarie al fine di portare a compimento il difficile restauro.
Al secondo tentativo fu trovato lo sponsor nella Fondazione della Banca del Monte di Lombardia che ha messo a disposizione la cifra richiesta di £ 80.000.000 (ottanta milioni di lire).

Si comincia a far sul serio


Proposta_ministero_smallProposta di collaborazione da parte del Ministero per i beni e le attività culturali

Il progetto di restauro elaborato dall’A.R.A.S.S.–Brera



































A. R. A. S. S. - Brera - Associazione per il Restauro degli Antichi Strumenti Scientifici - Brera O.N.L.U.S.
via Brera 28, 20121 Milano
Cod. Fisc. 97218960157

Alla Soprintendenza del Patrimonio Storico Artistico e Demoantropologico delle Province Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio, Varese.
c.a. della Dott.ssa Luisa ARRIGONI
via Brera 28 20121 Milano
Oggetto: progetto di restauro dell’antico orologio pubblico a campane del Palazzo di Brera (anno di costruzione 1743).

Lavori programmati:

Opere murarie: costruzione del pavimento “soletta” nel locale ove è alloggiato il macchinario dell’orologio. Costruzione alla base del “torrino” delle campane di un terrazzino in ferro inglobando anche la colonna dell’ex parafulmine, dotato di relativa balconata di protezione, costruzione di un nuovo tratto di passerella per il collegamento con il torrino, onde consentire le necessarie ispezioni e la ordinaria manutenzione: dei movimenti dei batacchi, dei tiranti e delle campane.
Queste operazioni debbono avvenire in condizioni di sicurezza.

Torrino delle campane, raro esempio di prefabbricato per un manufatto in ferro battuto della prima meta del XVIII secolo, sono previsti lavori di rifacimento in copia fedele dei seguenti pezzi: il tetto in lamiera di rame, spessore 1,5 mm con gli stessi motivi ornamentali sulle falde di gronda, l’edicola in rame, elemento ornamentale, che costituisce la base della sfera, la sfera anch’essa in rame del diametro di 30 cm, l’asta del parafulmine alta circa 180 cm, diametro 22 mm con la bandierina in ottone traforata per indicare la direzione vento.

I lavori in ferro battuto saranno affidati alla ditta Temporelli di Ghemme Provincia di Novara.

La ditta Temporelli esegue lavori in ferro battuto fin dalla seconda metà del 1800, tramandando da padre in figlio la professione.

Tuttora vengono usate le stesse attrezzature e gli stessi criteri di lavorazione.

Il meccanismo: verrà smontato interamente, i pezzi saranno ripuliti fino a riportarli alla vista del metallo (ferro ottone) mantenendo tutti i segni delle lavorazioni sulle superfici.

Verranno ricostruite tutte le parti usurate delle ruote dentate e dei pignoni, gli eventuali “giochi” dei movimenti dovuti all’usura saranno corretti con “bussole” di bronzo, i pezzi mancanti saranno ricostruiti in copia fedele e segnalati con punzonature riportanti la dicitura A.R.A.S.S. – Brera e l’anno (2001), saranno tolte le “coppiglie” e rimontate le spine come era in origine.

Terminate tutte le operazioni di verifica e di controllo, la macchina sarà rimontata su un basamento provvisorio in un locale di servizio, rimesso in funzione, contemporaneamente verranno costruiti e applicati i nuovi automatismi che renderanno il meccanismo di ricarica dei pesi totalmente autonomo.
La manutenzione quotidiana del meccanismo, nel suo complesso, dovrà comunque essere garantita.

La trasmissione: sarà smontata la “demoltiplica” dietro il quadrante, le ruote dentate saranno pulite ed eseguite le necessarie verifiche, dei pignoni, della coppia conica e delle bussole.

La trasmissione originale era costituita: da un albero orizzontale (in tubo) del diametro esterno di mm 18 lungo mm 875, il quale costituiva il collegamento tra la macchina e la coppia conica superiore fissata sul muro portante.
Tale "tubo" non era coevo con la macchina, certamente era stato introdotto in tempi relativamente recenti, a seguito di una modifica resasi necessaria per sostituire il giunto cardanico orizzontale.

Un secondo tratto di albero verticale di ferro tondo forgiato dello spessore di 13 mm lungo mm 1870, questo tratto è sicuramente originale lo confermano i due giunti cardanici montati alle due estremità.

Seguiva una coppia conica che riportava in orizzontale il movimento collegandolo all’apparato detto "demoltiplica" ubicato dietro al quadrante.

Lo spazio che é stato riservato, a seguito dei lavori per la costruzione degli uffici, a questo delicatissimo organo é molto angusto.

Tuttavia, in quel piccolo pertugio, dobbiamo riuscire a smontare l’apparato, rimontarlo e fare il collegamento della nuova trasmissione.

L’attuale posizione del meccanismo comporta una consistente modifica della trasmissione, essa dovrà essere allungata e dovrà seguire un percorso molto più tortuoso con l’aggiunta di almeno quattro giunti cardanici, i quali introdurranno inevitabili disturbi e creeranno problemi molto complessi sulla linearità del movimento rotatorio dell’asse e quindi delle lancette

Questi problemi dovranno essere risolti sul posto, facendo un lavoro di adattamento giunto per giunto.

Uno studio preventivo per quanto approfondito, su queste problematiche, non può prevedere tutte le variabili e le incognite che si presenteranno in fase di messa a punto.

Corsa dei Pesi: la ridotta corsa dei pesi, circa 63 – 64 cm, comporterà un intervento di ricarica ogni 55’ 40”, secondo i nostri calcoli.

Verrà costruita una gabbia di protezione da inserire nella "fossa" dei pesi onde evitare che una eventuale caduta incontrollata di uno di essi possa sfondare il plafone del corridoio sottostante con il rischio molto alto di compromettere l’incolumità dei passanti.

Tutti questi lavori non prevedono interventi tali che possono arrecare grandi disagi al personale, in qualche circostanza, dove si dovrà generare del rumore, sarà nostra cura far coincidere questi lavori negli orari o nei giorni in cui gli uffici sono vuoti. Naturalmente, le norme di sicurezza saranno scrupolosamente osservate, secondo le leggi vigenti.
Il restauro del quadrante esula dalle nostre competenze e quindi resta a carico di codesta Soprintendenza.

Ringraziandola per la Sua collaborazione le inviamo i nostri più
Cordiali Saluti
Il Presidente
Nello Paolucci
Dato a Milano 10 gennaio 2001


INTERVENTO

I lavori iniziarono il 25 maggio 2001 con molta cura e attenzione per le condizioni logistiche quanto mai sfavorevoli, dovute alla compresenza negli uffici del personale della Soprintendenza. Ma la curiosità da un lato e la notevole disponibilità di tutto il personale dall’altro ci ha notevolmente aiutato a superare i momenti più difficili.
In pochi giorni siamo riusciti a portare a termine lo smontaggio di tutta la macchina, contemporaneamente si è proceduto alla identificazione di tutti i pezzi, mediante appositi cartellini e relative “chiamate” nei punti di collegamento. Quindi i pezzi sono stati portati in un locale di servizio adatto alle operazioni di pulizia e di verifica dello stato di conservazione.

Nel frattempo la nuova Soprintendente Dottoressa Caterina Bon Valsassina nominava il Dr. Matteo Ceriana, storico dell’arte, Direttore dei lavori il quale successivamente seguirà anche il restauro del Quadrante.

Sono risultati mancanti i seguenti pezzi e quindi ricostruiti:
  • una delle due molle del rullo della corda per il suono dei “quarti”.
  • il “coltello” che esercita il ruolo di fulcro del pendolo.
  • il peso di richiamo dell’asta a cremagliera che programma i rintocchi delle ore.
  • tutte le corde.
  • quasi tutte le “spine” che servono da blocco nella rispettiva sede delle ruote dentate, dei vari punti di snodo e di tutti gli organi che hanno una posizione fissa nel proprio albero. Queste spine erano state sostituite da coppiglie, le quali offrivano certamente una maggiore affidabilità di funzionamento, ma contemporaneamente costituivano un’alterazione rispetto alla tecnologica in uso nell’anno di costruzione.
  • mancavano vari distanziatori che sono stati ricostruiti.

Lavori di rettifica e di aggiustaggio sul meccanismo:

  • l’albero sul quale è calettato il blocco per il suono dei “quarti”, i due bracci di controllo erano stati saldati elettricamente, tale saldatura mancava della necessaria rifinitura si è pertanto asportato il materiale eccedente e restituito la forma originale al pezzo.
  • gli alberi dei tre pignoni che si accoppiano con le ruote dentate dei rulli di carica dei pesi, sono stati rettificati e rifatte le bronzine dei supporti.
  • rettificato il piano di scorrimento dell’asta a cremagliera programmatrice dei suoni delle ore e dell’asta a cremagliera programmatrice dei suoni dei quarti.
  • rettificato il profilato quadro sul quale é calettata la ruota dentata e la camma dei quarti, tale quadro é inscritto sulla prima parte dell’albero della trasmissione alle lancette.
  • rifatto le bussole a tutte le carrucole.
  • rifatta la bussola esterna (lato pendolo) dell’albero orizzontale (bilanciere) che consente l’oscillazione della caviglia di scappamento.
  • costruito il nuovo supporto per la prima coppia conica della trasmissione, che permette il fissaggio della coppia stessa in modo ampiamente regolabile, onde consentire ai due semi-assi di compensarsi vicendevolmente per ottenere la migliore assialita di accoppiamento macchina-coppia conica.
  • costruito un canotto snodato di collegamento tra il semiasse della macchina ed il semiasse della prima coppia conica della trasmissione. Questo raccordo svolge un ruolo molto delicato, perché riesce ad attenuare la rotazione leggermente conica dei due semi assi, sui quali è collegato.
  • costruito un distanziatore integrativo e viti di blocco sul distanziatore esistente del treno centrale (tempo).

Lavori non previsti nel progetto di restauro:

In corso d’opera si è reso necessario l’ampliamento del locale macchina. Tale modifica non era stata prevista nel progetto di restauro perché testimonianze “oculari” avevano assicurato che avremmo trovato sotto la pannellatura della parete una ampia canalizzazione nel muro portante, le cui dimensioni erano dell’ordine di cm 50 per una profondità di cm 30.
In questa canalizzazione o piccolo cavedio, avevamo previsto il transito della trasmissione. L’ispezione diretta ha però rivelato che la canalizzazione o piccolo cavedio era già stata occupata dall’impianto di riscaldamento e quindi non potevamo usufruirne.

Questo imprevisto ha imposto la decisione di ampliare il locale a scapito dell’ufficio sottostante, lasciando però inalterato il piano di calpestio fino all’altezza di 2 metri.

Ciò ha comportato uno studio per modificare il meno possibile l’ufficio interessato.
Nel contempo abbiamo utilizzato la circostanza per realizzare una struttura in ferro costituita da due longheroni che poggiano, da un lato su due mensole fissate in un muro portante e dall’altro lato sono sorretti da un tirante in ferro, collegato ad una trave in cemento armato.

Su questa nuova struttura sono state collegate le due estremità delle due mensole a sbalzo che sorreggevano il meccanismo prima dello smontaggio ed è stato appoggiato il nuovo pavimento del locale macchina. Le pareti che delimitano il nuovo locale macchina, sono state insonorizzate con pannelli fonoassorbenti.

Nel vano della porta d’accesso allo stesso locale, è stata montata una seconda porta a tenuta stagna, di materiale fonoassorbente, per attenuare fino a quasi eliminare totalmente l’uscita del rumore prodotto dal meccanismo. Anche la piccola “fossa” dei pesi è stata isolata con lana di roccia per limitare il propagarsi del rumore attraverso le intercapedini delle pareti mobili e delle contro soffittature.

Tuttavia, per quanto accurata fosse l’opera di insonorizzazione, vi è ancora una piccola zona molto limitata, dove un rumore di fondo è ancora presente. Per fortuna non è tale da creare disagio in quanto è sotto la soglia di 40 decibel. Si dovrà comunque in futuro tenere sotto controllo tale valore.


Basamento del meccanismo

Il meccanismo è stato rimontato su un basamento in ferro, che ha la stessa forma del basamento originale del meccanismo dell’orologio della villa Reale di Monza, costruito dal medesimo Antonio Torri nell’anno 1839, le cui dimensioni sono poco diverse dal meccanismo di Brera.

La differenza è costituita dal solo fatto che il basamento di Monza è in legno quindi molto più massiccio. L’altezza del nostro basamento, pur dovendo tenere necessariamente conto dello spazio che avevamo a disposizione tra il piano di calpestio ed il soffitto del locale, tuttavia ha una altezza ottimale quasi uguale al suo gemello.
Tutti gli automatismi sono stati applicati sul basamento di nuova costruzione, quindi sul manufatto antico non è stata fatta nessuna modifica.

Per assorbire il più possibile le vibrazioni prodotte dal meccanismo, è stata inserita una fascia di gomma “neoprene” dello spessore di 13 mm tra il basamento metallico e la soletta di cemento gettata sulla travatura in ferro.
Il fissaggio del basamento è stato realizzato mediante quattro prigionieri di ferro tondo filettati da M 16, saldati sulla struttura portante del piano di calpestio.

Sistema elettromeccanico di ricarica dei pesi

ricarica_pesi_smallll sistema elettromeccanico della ricarica dei pesi è stato anch’esso totalmente progettato e realizzato dall’A.R.A.S.S.-Brera.
Esso si basa su un sistema rigido di trasmissione della forza: dal motoriduttore, alla frizione, all’albero di trasmissione, alla coppia conica e quindi al pignone accoppiato al rullo dove si avvolge la corda di ciascun peso.

Questa applicazione, rispettosa del manufatto storico, ci ha permesso di evitare un eventuale intervento invasivo o irreversibile. E’ indubbiamente una soluzione originale in tempi di tecnologie molto sofisticate, considerando la vasta gamma di moderne trasmissioni a cinghia presenti sul mercato.

Ma queste moderne tecnologie inserite in questo contesto, avrebbero prodotto uno “stacco” troppo audace e un accostamento troppo stridente con l’antico meccanismo.

Per consentire alle bacchette dei fine corsa di avere un punto di contatto certo si è dovuto costruire un sistema di guida dei pesi, anche per evitare che potessero ruotare su se stessi per effetto della componente di torsione dovuta alla corda di canapa.
A ciascun peso è stata fissata un’asta di riscontro sul gancio, che scorre dentro una feritoia costituita da due ferri piatti verticali, dimensionati in modo molto leggero, i quali costringono il peso stesso a scendere e salire sempre sulla stessa verticale.


Parte elettrica

La progettazione e la realizzazione del quadro elettrico, dell’impianto elettrico e di tutti gli automatismi è stata ancora una volta opera dell’A.R.A.S.S.–Brera.
Per portare a termine un progetto di questa portata, che prevedesse la totale automazione di operazioni ripetitive e sistematiche, svolte originariamente dall’uomo, come era previsto dal costruttore del meccanismo, occorreva conoscere perfettamente il comportamento dello stesso meccanismo, in un periodo medio - lungo, per evitare incongruenze nei casi di contemporaneità di più funzioni.
Nella frazione di tempo (4") in cui il peso del tempo viene ricaricato è stato necessario arrestare il pendolo, per evitare che la componente di torsione accumulata dall’albero di trasmissione, in fase di trascinamento del sistema delle lancette, facesse girare la ruota di scappamento al contrario e quindi venisse a contatto con i suoi pioli sulla "caviglia" collegata con il pendolo provocando, in alcuni casi, l’arresto dello stesso e quindi il fermo della macchina.
Questo gravissimo inconveniente è stato risolto applicando una fotocellula, la quale nel momento in cui il fine corsa inferiore chiude il circuito di ricarica, fa partire il motoriduttore solo quando il pendolo è spostato tutto sulla sinistra; in quello stesso istante il pendolo viene agganciato e bloccato mediante un sistema elettromeccanico.
Terminata la carica, lo stesso viene rilasciato e riprende il suo normale moto oscillatorio. Naturalmente tutti questi automatismi fanno aumentare il rischio di avarie, ma bisognava trovare un giusto compromesso che rendesse indipendente la macchina dalla presenza dell’uomo.
Tutte le caratteristiche tecniche degli automatismi sono riportate nella sezione dedicata.


La trasmissione del moto alle lancette

La realizzazione della trasmissione che porta il movimento alle lancette, é stata sicuramente uno dei passaggi più impegnativi dell’intervento, confermando ampiamente le previsioni annunciate già nel progetto di restauro.
La lunghezza della trasmissione é più che raddoppiata, passando da mm 2.745 a mm 5.792.
Abbiamo dovuto aggiungere quattro nuovi giunti cardanici di nostra costruzione, per imitare il più possibile i giunti originali esistenti. Gli stessi sono stati montati in modo da ripartire l’angolo totale del percorso in tanti angoli che avessero gli stessi gradi (128°). In prossimità di ciascun giunto é stato montato un supporto dotato
di cuscinetto oscillante.
La parte di trasmissione aggiunta, é formata da tre settori di albero forgiati con lo stesso procedimento dell’unico tratto originale rimasto, essi risalgono ad un’epoca che é circa la stessa dell’orologio.
Questo ultimo accorgimento si poteva forse evitare, ma anche in questo caso è prevalsa la sensibilità di non stravolgere una componente integrante del meccanismo.
Queste barre di ferro tondo forgiato sono state controllate, prima di essere montate, su un piano di riscontro con ampiezza adeguata per verificare che avessero una buona assialità, caratteristica indispensabile per un buon funzionamento della trasmissione.
La parte di trasmissione che corre perpendicolare alla parete del corridoio, prima di entrare nella botola dove è ubicato il meccanismo della demoltiplica, è stata chiusa in un vano, i cui portelli d’accesso hanno pannelli trasparenti di plexiglass; questa scelta è stata compiuta per rendere visibile e quindi più controllabile un tratto nevralgico della stessa trasmissione.
E’ stato piacevole notare che questa scelta sia risultata poi apprezzata anche dal punto di vista estetico.
trasmissione_lancette_smallAlcune parti della trasmissione

























ruotismoquadratura_small
Rotismo della lancetta delle ore detto di “Quadratura”












Percorso dei comandi alle campane

Anche in questo caso si é dovuto studiare un percorso diverso da quello originale, in quanto i cambiamenti logistici intervenuti nel corso degli ultimi decenni, di cui abbiamo parlato in precedenza, non hanno permesso di ripristinare il percorso precedente che già non era più originale.
Nella prima parte del percorso interno al locale macchina, abbiamo usato il sistema a leveraggi, per la parte esterna abbiamo dovuto studiare un percorso, che fosse aderente ai profili degli andamenti delle opere murarie alla base del torrino.

Quindi questa parte del percorso è caratterizzata da cinque angoli retti ed un angolo a 130° realizzati mediante un sistema di carrucole. E’ ovvio che in queste carrucole si perde una discreta parte della forza di tiro. Va anche detto che a causa di queste carrucole non abbiamo potuto usare il cavo metallico, il quale non é soggetto alle dilatazioni o contrazioni dovute al variare dell’umidità.

Queste variazioni rendono molto problematica la regolazione della tensione dei due tiranti. In parte l’inconveniente è stato attenuato da due tenditori di nostra costruzione, uno per ogni tirante, che funzionano sfruttando il principio della gravità, ma non risultano sufficienti ad eliminare il fenomeno, in particolare quando ci sono notevoli variazioni di umidità in poco tempo.

Probabilmente, dopo aver visto bene l’esito, nell’arco di tempo di almeno un anno, si dovrà studiare qualche modifica a questo sistema, poiché risulta troppo variabile sia per l’intensità di suono sia per il rischio che può provocare l’arresto del meccanismo quando è troppo teso.

Dopo lunghe riflessioni ci siamo convinti che è opportuno evitare tiranti metallici, onde evitare che in caso di folgorazione, tensioni di altissimo voltaggio possano raggiungere il meccanismo ed i nuovi apparati elettrici.
Sull’intensità del suono delle campane è stato necessario fare molte prove, prima di trovare quel gradevole suono “gentile”, per non arrecare disturbo alle persone che lavorano nelle immediate vicinanze del torrino.
 

Il restauro delle lancette

Le lancette sono state smontate con molta cura, data la precarietà della struttura in latta rinforzata da un sottile profilato di ferro piatto. La parte in lamiera è risultata notevolmente indebolita, usurata dalla ruggine e dagli acidi presenti nell’atmosfera. E’ stata controllata la bilanciatura e fatte le necessarie compensazioni.
Le superfici sono state pulite con pennello morbido a secco, per rimuovere la polvere acida e le tracce dei colombi. Sono state applicate due mani di convertitore “Fertan” a pennello.
Dopo quaranta giorni è stato applicato, a caldo, uno strato di cera microcristallina di protezione.

quadrante_orologio_prima_restauro_smallQuadrante dell’orologio prima del restauro
















quadrante_dopo_restauro_smallQuadrante dell’orologio dopo il restauro


















L'OROLOGIO RESTAURATO

meccanismo_dopo_restauro_smallLettera_Soprintendente_24-5-2006_small

 
Alcune delle tante tavole realizzate per i lavori di restauro
Clicca per ingrandire
una delle viste del meccanismo
Clicca per ingrandiredisegni peso e pendolo
Clicca per ingrandiresede dell'orologio
Clicca per ingrandirepercorso comandi delle campane

Ultimi lavori

ricollocamento_torrino_smallUna fase di ricollocamento del torrino dopo il restauro

























dopo_50_anni_smallDopo 50 anni hanno ripreso a suonare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Torna ad inizio pagina