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Restauro Funzionale dell’Orologio Astrario di Piazza dei Signori (Padova)


Restauro commissionato dal comune di Padova.

Con una cerimonia ufficiale il 24 giugno 2010 si è concluso il restauro dell'orologio astrale di Piazza dei Signori a Padova. Si tratta del più antico d’Europa, costruito nel 1424.



La Rete Civica di Padova ha pubblicato questa pagina con ulteriori dettagli sul restauro.

Anche il Planetario di Padova ha realizzato un video per celebrare l'evento


 

Cenni storici

Orologio Astrario di PadovaLa prima costruzione dell’orologio Astrario fu opera di Jacopo Dondi nell’anno 1344. Alla fine del XIV secolo gli storici sostengono che, a causa di eventi bellici, l’orologio andò distrutto. Il progetto per la sua ricostruzione, in copia fedele all’originale, fu presentato nell’anno 1428  da Novello Dell’Orologio, discendente del primo costruttore, in collaborazione con il fabbro Giovanni dalle Caldere di Vicenza. Novello possedeva i disegni lasciategli dal suo parente, quindi si può presumere che la similitudine del nuovo manufatto con il precedente venne osservata il più possibile. I lavori terminarono nell’anno 1434.
Giovanni dalle Caldiere fu avvicendato dal figlio Gian Pietro che svolse poi il compito di temperatore fino al 1452.
Il primo restauro di cui si ha notizia è del 1530, l’autore fu Jacopo da Venezia. Nel 1616 si rese necessario un successivo restauro ad opera di Alvise Corradino.
La famiglia Mazzoleni, orologiai, curò il funzionamento dell’orologio per un lungo arco di tempo. Il capostipite Giovanni Francesco dal 1517 fino al 1571, poi avvicendato dal nipote Paolo. Nel 1575 la nomina fu assegnata a Francesco Mazzoleni, fratello di Paolo.
Nell’anno 1599 il nuovo incaricato fu Andrea Bezzi, fino al 1628. Dal 1628 fino al 1650 fu titolare il tedesco Mischel Bech. Dal 1650 il nuovo titolare fu Francesco Sebastiani fino al 1688. Nello stesso anno Zuanne Carleschi applica il primo pendolo ed il suo relativo scappamento. Lo stesso Carleschi svolse anche il compito di temperatore fino al 1692.

Il fisico olandese Cristian Huygens (1629-1695), dopo lunghi studi ed innumerevoli prove, riuscì a far funzionare un orologio a pendolo nell’anno 1658 ed esattamente trent’anni dopo l’orologio di Padova venne dotato dello stesso dispositivo.
Da fonti non documentate risulterebbe che anche Galileo Galilei avesse studiato a lungo questa possibilità, costruendo un modellino a pendolo, ma non ebbe il tempo di applicarlo all’orologio.

Nel 1701 Antonio Corona, regolatore già da alcuni anni, scrisse la prima relazione tecnica in nostro possesso per evidenziare le condizioni dell’orologio e la necessità di un nuovo restauro. Egli auspicava la necessità di mettere mano ad un nuovo restauro, poiché il meccanismo risultava molto usurato e per certi aspetti anche superato da nuove tecnologie.

Nel 1781 i lavori di restauro furono affidati ad Antonio Laghi e Domenico Hester. Al termine dei lavori, Domenico Hester venne nominato regolatore e svolse questo incarico fino al 1790, quando gli succedette il figlio Gerolamo Hester. Nell’ottobre 1792, al posto di Gerolamo Hester venne nominato Mattia Bonfà, che rimase fino agli inizi del 1800.
E’ importante anche la notizia secondo la quale, per un certo periodo del sec. XVI, venne assunto un campanaro.

Esistono altre due relazioni tecniche sulla necessità di restauri dell'orologio: una, di autore ignoto, non firmata nè datata, potrebbe essere della metà del XVIII secolo; l'altra è dell’8 marzo 1798, firmata da Giovanni Battista Rodella “Fabisogno per il Pubblico Orologio della Piazza dei Signori”.

L'ultimo restauro era stato eseguito nel 1876, allorchè si resero necessari lavori per aggiornare l’orologio alle nuove esigenze della città, quando venne messo al “tempo medio”.

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Descrizione dello stato di fatto e progetto delle nuove applicazioni, per automatizzare le operazioni ripetitive giornaliere.

Premessa
E’ sempre utile sottolineare che l’oggetto in esame è un manufatto realizzato nel XV secolo, che è arrivato fino alla nostra epoca svolgendo al meglio un servizio molto utile ai cittadini, giorno dopo giorno per quasi seicento anni.
padova2
padova3Le immagini documentano le mediocri condizioni conservative dell’intero apparato meccanico, e i vistosi segni di dubbia o disinvolta sensibilità nei confronti del manufatto originale, con inserimenti di nuove staffe, in particolare, negli anni 40/80 del secolo scorso,  applicate sulle antiche strutture in modo irreversibile.
Anche gli autori delle modifiche introdotte nel corso del XIX secolo, per adeguarlo al tempo medio Nazionale, non hanno avuto la delicatezza e la sensibilità necessaria.
I cavi di acciaio utilizzati in sostituzione delle corde di canapa hanno prodotto segni di usura  molto vistosi sui fusti di legno dei barilotti.
I parassiti del legno (tarli) hanno operato indisturbati per secoli, in particolare nelle sfere ornamentali poste sulla sommità delle quattro gambe (sostegni angolari).
Nei primi anni 60 del secolo scorso, in occasione dei lavori di sostituzione della colonna di supporto dei dischi dell’Astrario, è stato eliminato il basamento in legno. Probabilmente coevo con la ricostruzione del 1434. In sostituzione del basamento suddetto, sono stati posti sotto i quattro piedi del meccanismo dei “tronchetti” di legno in forma certamente provvisoria, in attesa di costruire una base solida. Purtroppo la base stabile e definitiva non venne mai costruita.

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Progetto delle nuove applicazioni

Ricarica dei pesi del “tempo” e per il suono della campana
Per la ricarica di ciascuno dei due pesi si è deciso di realizzare un dispositivo elettromeccanico che utilizza un sistema ampiamente sperimentato, in termini tecnici viene definito “paradosso meccanico a catena continua”; tale dispositivo è perfettamente reversibile rispetto alla parte antica del meccanismo, poiché il contatto con lo stesso è di tipo dinamico. Cioè, trasmette un movimento mediante una ruota dentata che ingrana (si accoppia) alla ruota detta “maestra” del movimento storico. La reversibilità è garantita dal fatto che è sufficiente togliere la nuova ruota che porta il moto perché tutto torni esattamente come era prima. La particolarità di questo dispositivo risiede nel fatto, molto importante, che mantiene permanente il tiro del peso, anche durante le ricariche,  quindi il pendolo riceve sempre la spinta e non si arresta mai.

Ricarica dei pesi per il movimento intermittente delle “vele” che permettono l’avanzamento dei minuti da 5 in 5 e delle ore, visibili negli “oculi” superiori della “mostra”.
Si è stabilito di motorizzare la carica manuale con un  motoriduttore per ogni “vela” che provvede a sollevare il peso quando questo è sceso ad un livello predeterminato.
Anche in questo caso si tratta di un intervento rigorosamente reversibile, poiché il contatto con la parte storica si realizza mediante una coppia conica, che viene applicata nello stesso albero a sezione quadra, nel quale in precedenza veniva inseriva la manovella di carica. Quindi, in caso di ripristino delle condizioni precedenti è sufficiente estrarre il pignone conico.

Sostituzione dei dischi per il cambio della data (giorno mese) visibili negli “oculi” inferiori della “mostra”.
Nel progetto di restauro questa automazione era stata prevista in forma elettronica, ma  su richiesta della Soprintendenza dei Beni Storici e Artistici competente per territorio, si è poi deciso per una soluzione di tipo essenzialmente meccanico. Bisognava ispirarsi il più possibile alla meccanica dello stesso movimento dell’orologio. Cioè la forza di gravità doveva essere la forza dominante, quindi i pesi, i contrappesi, le molle, le ruote dentate, pignoni, ecc. dovevano avere il ruolo principale. La parte elettrica era limitata ad un ruolo complementare.
Il progetto richiedeva la soluzione di problematiche di ogni sorta, considerando che gli spazi ed i pesi dovevano essere estremamente contenuti, poiché i piani di appoggio non consentivano carichi superiori ai 350/400 Kg/mq. Occorreva fare in modo che una parte consistente di peso fosse caricata alla parete.
I movimenti principali dovevano essere tre: un movimento verticale superiore di carico, un movimento orizzontale per l’esposizione e rientro al centro ed un movimento verticale inferiore di scarico.


 

Il restauro

Macchina in laboratorio per il restauro
Il restauro è stato eseguito nel più totale rispetto del manufatto storico. L' intervento non ha prodotto nessuna azione che potesse risultare irreversibile, anzi sono state rimosse alcune parti aggiunte nell’ultimo periodo di attività, in quanto non sono state ritenute necessarie per il suo corretto funzionamento e soprattutto non rispettavano la foggia originale. Allo stesso modo sono state sostituite tutte le viti moderne, anch’esse messe in opera negli anni ‘40-‘80 del secolo scorso, con viti costruite ex novo ma simili a quelle originali
Tutti i pezzi smontati sono stati catalogati per consentire un preciso lavoro di montaggio dopo il loro restauro.

Analisi delle parti smontate e valutazione dello stato di fatto e studio di alleggerimento degli sforzi

I pezzi che costituiscono il “movimento” sono stati attentamente analizzati e studiati. Dopo una accuratissima pulitura, con azione meccanica manuale, per verificare l’esistenza di eventuali fessurazioni o deformazioni che potessero influire negativamente sul loro regolare funzionamento e sono stati trattati con polimeri protettivi. Da questo esame estremamente scrupoloso ed approfondito è stata accertata, sulla ruota maestra del “treno” che comanda il suono della campana, la presenza di tre fratture su tre della quattro“razze”. Tutte nel punto di collegamento con la corona radiale. La causa di queste fratture è da ricercarsi negli innumerevoli sforzi esercitati nel corso dei secoli.

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Montaggio finale nella Torre di Piazza dei Signori

Questa fase è stata molto più lunga del previsto ed ha richiesto un impegno alquanto consistente. E’ stato necessario un notevole lavoro di adattamento per la posa in opera del meccanismo, in quanto il nuovo pavimento sul quale appoggia la macchina, pur essendo stato rifatto con scrupolo cercando di rispettare le quote originali, presentava delle inevitabili differenze. Per compensarle, è stato necessario costruire una nuova base in legno.
I problemi maggiori sono stati riscontrati soprattutto nell’istallazione delle nuove apparecchiature elettromeccaniche che rendono parzialmente automatico il cambio dei giorni e dei mesi. Questi apparati, essendo stati costruiti in laboratorio utilizzando piani orizzontali e verticali regolari, non si accordavano con i muri medievali della torre, che hanno differenze di piano di 10 cm su distanze dell’ordine di un metro. Dovendo rispettare il più possibile il contesto ambientale, si sono dovuti studiare compromessi complicatissimi, con inserimenti a scomparsa di staffaggi e supporti di minimo impatto estetico.

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