Presentazione Restauro telescopio Repsold – Merz
Il 20 maggio 2011 a Brera si è tenuto l’incontro di presentazione del restauro del telescopio utilizzato alla fine del XIX° secolo dall’astronomo Giovanni Schiaparelli.
Guarda un breve estratto dalla intervista a Giovanni Pareschi, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, andata in onda su Lombardia Channel:
Merz-Repsold
Sulla spinta dei successi ottenuti da Schiaparelli nello studio di Marte, osservato con il telescopio Merz da 22 cm, nel 1878 fu deciso di acquistare per l’Osservatorio di Brera un nuovo e più potente telescopio, con obiettivo di 50 cm e lunghezza focale di almeno 7,50 metri. Non essendo disponibile in Italia la tecnologia per realizzare uno strumento di tali dimensioni, ci si rivolse alle ditte Repsold e Merz in Germania. L’ingente investimento, approvato malgrado le difficoltà economiche del Paese all’indomani dell’Unità, rese l’Osservatorio di Brera fra i più avanzati del mondo.
Il Restauro
A seguito della ricorrenza del centenario della morte di Schiaparelli, l’ Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) – Osservatorio Astronomico di Brera (AOB) ha organizzato una serie di eventi, per ricordare la figura e l’opera di questo grande scienziato. In questa occasione è emersa con forza la richiesta di restaurare il suo grande telescopio, alla cui realizzazione aveva dedicato tanta energia e tempo. ARASS venne incaricata dall’INAF-AOB del restauro. L’impresa si presentava quanto mai complessa, poichè la richiesta era quella di realizzare, nei limiti del possibile, un restauro funzionale, non conservativo. Cioè lo strumento avrebbe dovuto tornare ad osservare i fenomeni celesti. Inoltre, la stessa mole dello strumento, di circa 8 metri di lunghezza e del peso di 4 tonnellate, avrebbe complicato ogni manovra e regolazione.

Preliminarmente ad ogni altra decisione, sono stati consultati gli appunti degli astronomi Schiaparelli e Celoria, gli unici che usarono il telescopio nelle condizioni originali prima dei tre interventi che si sono susseguiti negli anni.



Nel 1970 vennero usate alcune parti per tentare di mettere insieme un telescopio con pezzi diversi, ma quest’ultimo tentativo non ebbe alcun esito. Questi interventi di adeguamento sono stati particolarmente invasivi, oltre ad aver stravolto una discreta parte delle funzioni originali., in particolare sono stati eliminati i sistemi ottici di lettura a distanza dei cerchi graduati, sono stati eseguiti anche lavori che hanno lasciato segni irreversibili quali: le forature per il passaggio e fissaggio dei fili elettrici, applicati contatti striscianti, modificato le aste di comando a distanza, sostituito il moto orario e modificato il percorso della trasmissione.

Alla fine degli anni 50’ del secolo scorso a causa di un incidente si danneggiò irrimediabilmente la lente obbiettiva, poco dopo, nel 1960 venne smontato e le varie parti dello strumento furono smistate e ricoverate in vari depositi non particolarmente adatti alla loro conservazione.
Le immagini documentano i danni subiti in questi 51 anni, la presenza di ruggine, di ossidi, le macchie scure sulle laccature delle parti nobili in ottone ecc…

ARASS si è occupata di reperire e acquisire tutti i pezzi ancora esistenti, che sono stati nominati, codificati, con cartellino, imballati e trasportati, con mezzi idonei, presso il laboratorio di restauro di via Piranesi.
Le fasi di lavoro si sono cosi articolate: pulizia dei pezzi con asportazione delle ruggini degli ossidi, dei materiali polverulenti, delle vernici ad olio applicate nel corso dei decenni, quindi controllo e verifica dei punti di scorrimento, delle ruote dentate, delle coppie coniche, delle corone dentate, dei pignoni, del complesso gruppo del moto orario, dei movimenti micrometrici, della vite senza fine e dei cerchi graduati della ruota oraria, della ruota di declinazione e dei numerosi bulloni dei 174 pezzi che costituiscono il mosaico del Telescopio.
Naturalmente il numero delle viti e dei bulloni mancanti è risultato elevatissimo, fino ad ora ne sono state ricostruite 87 di varie misure, forma e filetto. Tutte perfettamente simili agli originali.

Dal 2011 l’opera di restauro, completata al 75-80% , è proseguita con la ricostruzione di alcuni apparati ottici per la lettura a distanza dei cerchi graduati, che reano andati perduti. Per fortuna sono stati conservati presso l’Archivio dell’Osservatorio Astronomico i disegni costruttivi originali, i quali costituiscono una indubbia risorsa per la ricostruzione fedele. Completati i trattamenti di restauro su tutti i pezzi è iniziato il montaggio avendo in precedenza provveduto a costruire una base provvisoria poichè la sua colonna originale sarebbe risultata troppo alta (occorreva un locale che avesse il plafone alto 10 m.).

Nei casi in cui i disegni non contemplavano il particolare da ricostruire, sono state contattate quelle istituzioni che posseggono strumenti analoghi per trovare le informazioni rilevanti. A restauro concluso, si è presentato il rilevante problema della nuova ricollocazione, auspicabilmente che permettesse alla macchina di continuare a vivere e consentire la sua fruibilità al pubblico, per evitare che dopo l’ imponente lavoro di restauro il telescopio finisse per risultare inutilizzato in qualche ricovero occasionale. Lo studio per affrontare queste problematiche è stato affrontato in collaborazione con l’’Osservatorio Astronomico di Brera: dopo aver esaminato le varie opzioni, quella adottata è stata la collocazione “statica” presso il Museo della Scienza Leonardo da Vinci di Milano. Collocazione prestigiosa, anche se non quella ideale che avevamo auspicato nell’intraprendere l’impegnativo restauro funzionale, che ne avrebbe permesso il reale utilizzo per osservazioni, a scopo didattico e divulgativo.

In occasione della presentazione del progetto di ricollocazione del telescopio nella sua sede originale, il Corriere della Sera ha pubblicato il 21 maggio 2011 un articolo dal titolo “Torna a riveder le stelle il telescopio di Schiaparelli”.
Per un ulteriore approfondimento sulle fasi del restauro del telescopio Repsol-Merz vedi questa presentazione tenuta al Festival della Scienza di Genova del 2011
